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Consigli per un buon lavoro sulla musica

  1. NON STUDIARE MUSICA PER FORZA
    La musica funziona bene solo in assenza di tensioni.
    Molti studiano obbligati dalla famiglia o condizionati da una parte di se' frustrata, o per dimostrare qualcosa: la loro musica è tesa, zeppa di tensione; il loro suono è duro, non respira; la loro tecnica è asfittica, imbalsamata; non provano soddisfazione a studiare, e la meta invece di avvicinarsi si allontana. A volte, tutto questo, specie in età adolescenziale, diventa un incubo. Prima di studiare musica, assicurati di aver superato queste tensioni, di essere motivato e di provare piacere nello studiare oltre che nel suonare, e di aver fatto chiarezza con te stesso e con le persone coinvolte; fatti aiutare a superarle strada facendo. Non suonare lo strumento che ti obbligano a studiare; trova il tuo. Provane più di uno, se vuoi.
  2. LA MUSICA DEVE ESSERE UNA PRATICA QUOTIDIANA
    Il lavoro a casa (allenamento, pratica, manualità, prove) è inevitabile, qualsiasi sia il motivo (professionale o meno) che spinge a praticare la musica. Dai 20’ al giorno del dilettante alle 6/7 ore al giorno del diplomando, ogni giornata deve vederti sullo strumento, se vuoi vedere dei risultati e non buttare denaro.
  3. ASCOLTA LA MUSICA
    Studiare musica non significa solo praticare lo strumento. L’ascolto è fondamentale come studiare le scale: dischi, concerti, lezioni altrui: tutto serve a suonare meglio. Prenditi un’ora alla settimana in cui ascoltare un cd con attenzione, fermo, senza fare altro, come quando guardi un film: la musica entra, e fa crescere, anche senza far niente. E’ dimostrato che i danzatori apprendono realmente passi e figure anche “guardandoli eseguire” da altri: lo stesso avviene per i musicisti: ascoltare (ma con attenzione, non solo guidando o cucinando) facilita l’apprendimento reale di passaggi, idee, porge soluzioni tecniche.
  4. SUONA SEMPRE CON IL CORPO
    …mai solo con le mani o la bocca o il cervello. L’approccio deve essere sempre plurisensoriale. Il tatto, la vista, l’udito devono essere coinvolti allo stesso modo. Ogni sistema utile per comprendere e memorizzare passaggi e sezioni di un brano può essere utile e deve essere stimolato: non sentirti “sbagliato” se una cosa la sai suonare “a orecchio”, o se ricordi posizioni delle mani “a vista”. Riesci a immaginare una persona che studia pittura a occhi chiusi? E’ impossibile, quindi ricordati di aprire le orecchie e di usarle sempre al massimo. Anzi, sviluppa più che puoi questi istinti e sviluppali tutti.
  5. RISPETTA LO SPARTITO MA NON MITIZZARLO
    Lo spartito è un’impronta lasciata dal passaggio della musica: non è la musica. Molti chiamano lo spartito “la musica”: è assurdo! L’uomo pratica la musica da migliaia di anni: in percentuale, lo ha fatto quasi sempre senza spartiti. Appena puoi suona a memoria. E non farti spaventare dal foglio.
  6. SUONA SEMPRE CON DUE STRUMENTI: IL CORPO E LO STRUMENTO
    Devi diventare padrone del tuo corpo come del tuo strumento. Cerca di sviluppare il senso propriocettivo: la capacità di sentirti (parola che in italiano non a caso significa “percepirti” e “ascoltarti”!). Fatti fare fotografie mentre suoni, registrati: cerca di soffermarti sulla percezione che hai del tuo corpo: quanto credi di pesare, di essere alto? Percepisci le dita? Dove sono attaccate? Misurati. Percepisciti. Molti oggi non sanno come sono fatti, nè dentro nè fuori. Guardati spesso allo specchio, mentre suoni, e cerca di sviluppare uno specchio interiore.
  7. SUONA CON L’ORECCHIO
    L’orecchio è organo propulsore del suono: non serve solo a percepire il suono, a controllarlo, ma anche a causarlo. L’orecchio è in contatto con gli organi della fonazione, con la voce, quindi, e controlla l’equilibrio: quindi l’organo che fa muovere le mani per suonare (e suonare è sempre cantare con le mani) è l’orecchio. Il modo migliore per suonare è immaginarsi di cantare dall’orecchio con le mani. L’orecchio è in realtà la bocca. La migliore postura per cantare è l’ascolto; la migliore disposizione per ascoltare è il canto; la musica migliore è quella suonata da strumenti che cantano come orecchie.
  8. RESPIRA
    L’apnea non serve: aumenta la tensione all’infinito.
  9. FATTI ASCOLTARE
    La scuola Bonamici lo fa già molto, ma anche da solo, appena sei in grado, creati più occasioni possibile per suonare di fronte agli altri. Lo stress positivo che si ricava da un’esibizione fissa per sempre il materiale appreso durante le lezioni, rafforza la fiducia in se stessi; crea motivazione, dà concretezza al lavoro che svolgi, gli dà visibilità e esistenza. Stimola il tuo insegnante a proporti occasioni, a crearti momenti di esibizione in coordinazione con la scuola. Non temere il saggio, l’esercitazione. Non avere paura, suona: se suoni, non hai il tempo di avere paura.
  10. SVILUPPA LA LETTURA
    Ok, “lo spartito non è la musica…” ma aiuta! Altrimenti l’uomo non l’avrebbe, a un certo punto, inventato! Serve per essere dimenticato; ma va praticato. Cerca di fare esperienze di “prima vista” anche da solo: prova a leggere tutta la musica che ti capita. Quando vai a ascoltare musica di amici o conoscenti, insisti che ti diano gli spartiti di quel che suoneranno. Ascolta i dischi seguendo gli spartiti: anche tema e sigle, come nel jazz o in tante canzoni; o prova a seguire solo un rigo: o, piuttosto, una versione semplificata di quel che sarà suonato: ma cerca di fare esperienze di ascolto leggendo.
  11. LA MUSICA DI INSIEME E’ UNO STRUMENTO
    Come il pianoforte, l’oboe, la voce. Lo strumento, qui, è il gruppo. Le lezioni di musica di insieme non sono “ prove”. Sono lezioni di strumento “ multiplo” . Il gruppo deve poi trovarsi e studiare insieme. Suonare i temi insieme all’unisono; cantarli insieme; spostarli di registro, affidarli a altri strumenti, romperli, accelerarli, rallentarli...:
  12. MANIPOLA LA MUSICA
    Non tenere un atteggiamento deferente o timoroso verso la musica. Neanche i “ grandi” meritano la tua paura (il rispetto invece lo meritano anche i “ piccoli” ).
    Smontala; rompila; rimontala: come i bimbi con la Lego: una Consolazione di Liszt, uno studio di Chopin, una canzone di Alanis Morrisette, uno standard, una passacaglia, tutto può essere smontato. Non si usa l’Attack quando si scrive musica, ma solo viti e bulloni; tutto è stato montato insieme (“composto”) da qualcuno, quindi tutto può essere “scomposto”. Trova l’armonia: metti le sigle agli accordi che senti. Anche alle fughe di Bach. Cerca di decodificare l’armonia, a orecchio. Estrapola le linee che ti pare di sentire: “parere di sentire” è già “sentire”. Fatti accompagnare da un basso, da una chitarra: studia le sonate accompagnato: quando poi le eseguirai come scritte, l’armonia ti parrà semplice. Ritmo: Estrapola gli elementi ritmici, quelli macroscopici e le parti più piccole di ogni idea ritmica: suonali sulle ginocchia, sul tavolo: astrai i parametri. Digeriscili a parte. Riduci ai minimi termini, poi rimonta tutto. Scoprirai il perchè, per esempio, della bruttezza dell’Inno d’Italia: la figura ritmica dominante (prova a suonare il tema con la mano sulle ginocchia) è quella dell’impiccagione!!! Melodia: stacca la melodia dal resto. Cantala, fischiala. Prova a studiare insieme a un amico che suona uno strumento monofonico: un flauto, un cantante. Fagli suonare il tema, o la linea melodica superiore di un brano. Fotocopia i brani che studi e segna con pennarelli evidenziatori di diverso colore le linee melodiche che ti pare di notare, o i frammenti melodici di una linea.
  13. LO STRUMENTO NON E’ LA MUSICA: MA NON C’E’ ALTRA STRADA VERSO LA MUSICA SE NON LO STRUMENTO
    La musica non è la mistica, non è l’anima, non è aria, non è pensiero. La musica è la musica: è una realtà precisa. E’ un oggetto preciso. Per vederla, toccarla, per entrarci in contatto, la strada è una sola: lo strumento (voce compresa). Anche chi compone a memoria, chi compone musica più astratta passa sempre da uno strumento, che sia un pc, dodici voci bulgare, una falciatrice, tre pianoforti o un nastro magnetico. Non mitizzare la tecnica strumentale, perchè la musica non è la tecnica; ma ricorda che maggiore è la tecnica, maggiore è l’accesso alla musica, e maggiori sono “le” tecniche, meglio è. La tecnica è come l’alimentazione: deve essere varia e equilibrata.
  14. RISPETTA TUTTE LE MUSICHE
    Ogni stile, ogni genere è, da sempre, in strettissimo contatto con gli altri. Molta musica sacra è profana camuffata, molta classica è etnica ripulita, molta etnica è musica militare, molta musica militare era o diventa musica popolare, molta popolare è colta semplificata o diviene, poi, colta, molto progressive rock ha preso da Bach, e alcune sigle televisive degli anni ’70 sono dei capolavori di composizione; non esiste la musica “classica” come arte del tutto scissa dalla musica popolare; è lecito ballare con Mozart, piangere con “Elio e le storie tese”, ridere con Bach. Tutti gli stili, tutti i codici, tutti i generi sono in realtà molto, molto più vicini di quanto si pensi, e in contatto strettissimo fra loro da sempre. Non lasciarti imporre doveri riferiti al tuo stato d’animo: sceglili. Ma imponiti il rispetto, reale e profondo, per tutte le musiche, e ascolta.
  15. OGNI MUSICISTA E’ UN PORTAFORTUNA
    Come gli spazzacamini. Ogni volta che ne vedi uno, pensa che il mondo ha una gioia in più: salutalo e digli: non mollare.

Andrea Pellegrini
Estate 2006