Festival Organistico “Silio Taddei” – Livorno

All’insegna dell’originalità si fonda questa seconda edizione del Festival Organistico “Silio Taddei” di Livorno, organizzato dalla omonima Fondazione del Rotary Club Livorno e con il contributo della Fondazione Teatro Goldoni e dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Pietro Mascagni”. Il Festival porta il nome del celebre musicista livornese che fu rinomato e apprezzato organista, il quale si formò prima a Livorno e poi a Pesaro, ed operò nella sua città natale in qualità di Organista e Maestro di Cappella della Chiesa Cattedrale e Direttore di altre importanti compagini corali. La Fondazione, anch’essa intestata a Silio Taddei e voluta dalla figlia Lina nel 1990, oltre a promuovere eventi musicali ha lo scopo principale di elargire borse di studio per i giovani diplomati di conservatorio più promettenti. Fu forte il legame d’amicizia fra Silio Taddei e Pietro Mascagni, ed è per questo che come è stato nella precedente edizione, anche quest’anno il Festival prevede un concerto nella Chiesa di San Benedetto, nella bella Piazza XX Settembre recentemente restituita a nuova vita, dove Mascagni era organista e dove è custodito un prezioso organo costruito dal pistoiese Nicomede Agati nel 1843.

La rassegna organistica quest’anno porta il sottotitolo “Gli Organi”. Ma perché questa decisione? L’organo è lo strumento che più di ogni altro copre un vastissimo arco temporale, dal tempo degli antichi romani fino a giungere ai giorni nostri. E l’organo è lo strumento che maggiormente ha subito trasformazioni, imposte dal gusto e dall’evolversi delle tecnologie, adattandosi non solo alle varie epoche storiche, ma anche alle tradizioni e alle culture dei vari paesi europei. Ecco perché possiamo parlare di molti “organi”: anche restando nell’ambito della sola tipologia di organo italiano, quello toscano del ‘500 è molto diverso da quello napoletano del ‘700, per non parlare di quello lombardo dell‘800. E queste differenze sono ancora più marcate confrontando gli organi italiani con quelli di Oltralpe, siano essi il barocco spagnolo o della Germania del Nord, o il romantico francese. E anche, perché no, considerando le evoluzioni più popolari o moderne come il celebre organo Hammond del blues e del Jazz.

Dunque la rassegna di quest’anno vuole confrontare e al tempo stesso unire quattro diverse tipologie di “organi”: un organo a canne meccanico, in questo caso uno strumento tipico della scuola organaria toscana dell’800, l’organo a canne moderno a trasmissione elettronica, l’organo Hammond, e la fisarmonica, come lontana parente dell’organo portativo.

Il primo concerto colloca il nostro festival organistico fra i primi in Italia che presentano insieme all’organo a canne anche l’organo Hammond, cosa invece spesso praticata all’estero ed in particolare in Germania. Questo strumento è un organo elettrico progettato e costruito da Laurens Hammond negli Stati Uniti nel 1935 (il celeberrimo “Model A”), in origine destinato alle chiese in alternativa ai più costosi organi a canne, ma che nel tempo ha trovato largo utilizzo nel jazz, blues, nella musica gospel e, in misura inizialmente minore ma poi sempre crescente, nel rock e nel pop. Negli anni cinquanta, musicisti jazz, tra cui Jimmy Smith e Lou Bennett iniziarono ad usare il suono caratteristico dell’Hammond con i particolari altoparlanti rotanti “Leslie”. L’organo Hammond divenne ancor più popolare quando tra gli anni ’60 e gli anni ‘70 artisti rock del calibro di Keith Emerson (The Nice, Emerson, Lake & Palmer), Rick Wakeman (Yes), Dave “Baby” Cortez, Booker T. Jones, Al Kooper, Brian Auger, Jon Lord (Deep Purple), Rick Wright (Pink Floyd), Tony Banks (Genesis), Billy Preston, Steve Winwood (Traffic) e Ian McLagan lo utilizzarono per le loro performance. Oggi la sua popolarità è ancora viva grazie al “ritorno” del suono analogico e ad alcuni grandi musicisti che lo hanno eletto come strumento di riferimento: Joey DeFrancesco, John Medeski (Medeski Martin and Wood), Tony Monaco, Larry Goldings, Barbara Dennerlein, James Taylor (inventore dell’acid jazz), l’italiano Alberto Marsico e numerosi altri. Il programma del concerto, presentato da un organico tipico jazz, darà modo a questo strumento di poter sfoggiare tutte le sue capacità tecniche, grazie soprattutto alle doti improvvisative dei musicisti stessi, nella suggestiva cornice dell’Auditorium dell’Istituto Mascagni.

Il secondo concerto sarà tenuto dall’organista Matteo Venturini, direttore artistico del festival, sul grande organo della Chiesa di San Giovanni Bosco a Coteto – Livorno. Questo strumento a trasmissione elettronica, costruito e recentemente restaurato ed ampliato dalla bottega organaria Michelotto di Albignasego – Padova, è costituito da tre tastiere e pedaliera, per un totale di 40 registri e ben 2.827 canne. Si colloca nella schiera dei cosiddetti organi eclettici, ovvero organi sui quali si riteneva negli anni ’60, ’70 e ’80 che fosse possibile eseguire qualsiasi brano di qualsiasi epoca e di qualsiasi compositore. Oggi, grazie al progredire degli studi filologici, questa idea è in parte superata, ma lo strumento in questione risulta ottimale per l’esecuzione del repertorio sinfonico romantico e contemporaneo, sia francese, che tedesco, che italiano. Il programma desidera rendere omaggio a tre compositori fra i capisaldi più importanti della grande scuola organistica tedesca: Johann Sebastian Bach, Johannes Brahms con una trascrizione per organo del I. movimento della sua Sinfonia n. 4 operata dallo stesso Matteo Venturini, e Ferenc Liszt con la sua monumentale Fantasia e Fuga sul corale “Ad nos, ad salutarem undam”, una delle composizioni più emblematiche ed impegnative di tutta la letteratura organistica.

Il terzo concerto presenta la fisarmonica, non propriamente un organo ma un suo lontano parente. Dello strumento a canne condivide infatti il mezzo sonoro, ovvero l’aria che, raccolta e compressa in un mantice, alla pressione del tasto permette alle diverse ance libere di vibrare, generando il caratteristico suono. Ivano Battiston, uno dei più importanti fisarmonicisti a livello internazionale e docente al Conservatorio di Firenze, presenterà un programma con brani scritti espressamente per fisarmonica ed altri riadattati da lui medesimo ma scritti originariamente per altri strumenti. Grande effetto sortiranno sicuramente la celebre Toccata e Fuga in re BWV 565 composta da Johann Sebastian Bach per organo e la Ciaccona per violino solo BWV 1004 dello stesso autore.

Infine, protagonista del concerto conclusivo sarà l’organo a canne meccanico di epoca sette-ottocentesca, strumento figlio della migliore tradizione organaria, in particolare toscana. L’organo in questione, nella Chiesa di S. Benedetto, e già utilizzato nella precedente edizione del nostro festival, suonerà sotto le sapienti mani dall’organista Letizia Romiti, livornese di nascita e docente di Organo al Conservatorio di Alessandria. Romiti eseguirà un programma di musica toscana partendo da Bernardo Pasquini per giungere al grande Pietro Mascagni, esaltando al meglio le caratteristiche foniche di questo strumento. Questo concerto, di sapore dunque così Mascagnano, si inserisce nel ciclo di manifestazioni organizzate dalla Fondazione Teatro Goldoni per celebrare il 150° anniversario della nascita del Maestro.

Il Festival si nutre del forte spirito di collaborazione che è nato tra la Fondazione Taddei – Rotary Club Livorno, la Fondazione Teatro Goldoni e l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Pietro Mascagni”, e si svolge grazie a coloro che pervicacemente si impegnano per mantenere viva una tradizione artistico/culturale e un patrimonio di strumenti assai prezioso. La nostra speranza è che, nonostante i tempi economicamente difficili nei quali stiamo vivendo, l’impegno possa essere confermato anche nei prossimi anni e molto modestamente possa ancora contribuire alla vita culturale della città.

Prof. Marco Luise
Presidente della Fondazione Silio Taddei-Rotary Club Livorno
Matteo Venturini
Direttore Artistico del Festival Organistico “Silio Taddei”

Programma generale e booklet

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